Da Bibbo Osteria Rivisitata a Cerveteri

Per andare a mangiare il pesce è sconsigliato restare a Roma ma spostandosi verso il mare si trovano parecchi posti interessanti, questa volta su consiglio di una nostra amica siamo andati fino a Cerveteri per provare l’Osteria Rivisitata Da Bibbo.
Il locale si trova in una delle stradine del centro, via Agillina 41, e non è difficile trovare parcheggio gratuito nella piazza principale per poi raggiungerlo a piedi.
Vi consiglio vivamente di telefonare e prenotare, perché non ci sono più di 10 tavoli e si riempiono sempre tutti. L’ambiente è molto accogliente e rustico, ci si sente protetti e ci si rilassa dimenticandosi delle rigide temperature esterne che l’inverno ci regala.
C’è un unica sala quadrata nella quale si sviluppa il locale e da un lato c’è la porta da dove escono le prelibatezze della cucina.
Le sedie sono quelle classiche da osteria, in legno con la seduta impagliata, i tavoli sono di spesso legno massello scuro, ricoperti da ripiani fatti con assi di legno imbiancate a pennello, molto rustiche e piacevoli da vedere.

Non ci sono tovaglie eleganti, qui si usa un semplice coperto con tovaglietta di carta da fast food e posate avvolte nel tovagliolo, che non è affatto spiacevole se non fosse per la scelta della tovaglietta, unica nota dolente in un posto così piacevole.
E’ un accozzaglia di pubblicità su negozi e ristoranti di Cerveteri che ricorda molto i giornalini gratuiti distribuiti nei barbieri di paese, spero che quanto prima la facciano sparire per sostituirla con delle tovagliette americane un po’ più sobrie.  

Sulla parete di fondo del locale c’è una lavagna gigantesca dove sono scritte tutte le portate presenti nel menu, la lista è enorme e vi sarà difficile scegliere, vi perderete tra i piatti di mare e quelli di terra, si passa infatti dal pesce fresco ed i crostacei a piatti tipici da montagna, come degli ottimi porcini freschi che sono esposti all’ingresso.

Per fortuna mentre ci perdiamo nella navigazione visuale sulla lavagna un simpatico cameriere arriva al tavolo e comincia ad elencare a voce tutti i piatti presenti, riuscendo anche a consigliarci e guidarci verso la nostra scelta. 
Saltiamo gli antipasti che vediamo arrivare agli altri tavoli e che ci sembrano una sequenza infinita di portate ed andiamo direttamente al sodo.

Da bere prendiamo un po’ di vino rosso della casa, nonostante abbiamo deciso di mangiare pesce, non amiamo i vini bianchi e quindi ci dedichiamo ad accostamenti ben più arditi di vini rossi a volte anche troppo intensi per accompagnare portate delicate di mare.




Io mi faccio tentare da una zuppa di ceci e crostacei che quando arriva mi lascia sgomento, non mi portano un piatto o un vassoio ma un intera pentola di latta piena di zuppa, e crostacei giganti che fuoriescono da tutti i lati, vongole cozze e quanto altro la fantasia possa immaginare.
E’ davvero una dura lotta arrivare fino al fondo del piatto, che richiede costati spostamenti dei crostacei in un vassoio di supporto per pulirli dalle loro croste croccanti.
Scavo tra vongole, cozze, gamberi nostrani e giganti gamberoni da cui risucchio la linfa vitale fino alla testa, per non perdere neanche una goccia di sapore, sembra tutto molto fresco e gustoso.



Nel frattempo Simona sembra soddisfatta dei suoi spaghetti con salmone e pesto di pistacchi, alla vista sembrano ottimi.
Me ne concedo una forchettata e mi rendo conto che sono davvero buoni, la pasta sembra fresca e cotta al punto giusto e si sente bene il gusto del salmone, il dolciastro del pomodoro fresco ed il retrogusto del pistacchio. Un’ottima scelta.

Un rametto intero di rosmarino, nella pentola della mia zuppa, sprigiona un aroma persistente che soddisfa anche solo l’olfatto e si sposa benissimo con il sapore dei crostacei e della zuppa di ceci, è il tocco sapiente di un cuoco che sa il fatto suo.
Arrivo fino in fondo alla pentola senza lasciare prigionieri, nemmeno un cece rimane in libertà dopo il mio assalto, comincio a sentirmi già soddisfatto ed appagato ma so che non può finire qui.

Se la grigliata mista di pesce ed il fritto reggono il passo abbiamo trovato un ristorante che è bene tenere d’occhio e frequentare, prima che se ne accorgano le guide culinarie blasonate e lo trasformino in qualcosa di radical chic e costoso.




Anche la grigliata è ottima, c'è un buon calamaro nascosto sotto un ciuffo di insalata fresca e tenera, un fettina di tonno rosso appena scottata dal gusto intenso e le carni polpose, un gamberone davvero gustosissimo, qualche gambero e degli ottimi scampi di cui sono obbligato a succhiare le teste per godere a pieno del loro sapore. In effetti è un bis di quello che già c’era nella mia zuppa, avrei potuto scegliere qualcosa di differente e quindi mi faccio portare per concludere il pranzo un porcino grigliato.
Simona mi cede metà della sua frittura, non senza chiedere in cambio parte della grigliata e così riesco a provare anche il fritto che sembra asciutto e croccante, sicuramente interessante ma non quanto il pesce fresco grigliato o un bel piatto di agnello di paese allo scottadito che avrebbe potuto ordinare.

A questo punto anche il vino è andato tutto giù veloce anche se non era proprio leggerino e comincio a sentirne l’effetto inebriante.
Sua maestà il porcino arriva sul tavolo insieme ad un piatto di puntarelle, sono il nostro modo di chiudere il pranzo con qualcosa di terra ed dal sapore più deciso del pesce.



Il porcino è fantastico, non c’è niente da dire e non è che serva molto per renderlo saporito, basta tagliarlo e scottarlo sulla griglia per poi servirlo con un po’ di olio buono ed il gusto è assicurato.
Anche le puntarelle non scherzano, si sente bene il sapore dell’acciuga sminuzzata e di questo olio aromatico che le rende speciali e così piacevoli da finire con una bella fetta di pane croccante.

Ci sentiamo appagati e decidiamo di saltare i dolci, che io non amo particolarmente, specialmente dopo un pranzo che ti lascia così soddisfatto,.
Paghiamo il conto di 60€ in due e ringraziamo il simpatico cuoco tatuato che sta chiacchierando sulla porta con dei clienti nel momento in cui il lavoro è scemato e può concedersi un attimo di pausa.
Gli diciamo che torneremo, perché questo posto ci ha conquistato e non possiamo chiuderla qui con un solo assaggio.

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