Il Ristorante Sardo senza insegna ne nome

In una sera qualunque della settimana, in cui la nostra voglia di cucinare non era troppa abbiamo deciso di provare il più famoso ed allo stesso tempo sconosciuto ristorante sardo della nostra zona.
A pochi passi dalla pineta sacchetti, praticamente a via di Forte Braschi 12 Roma, si trova un ristorante senza insegna e senza nome che è costantemente pieno di gente in attesa per entrare, così rinunciando ad una pizza ci siamo infilati proprio in questo ristorante entrato dal distributore di benzina, ed abbiamo scoperto che si chiama Ristorante Sardo


Il locale è spartano e ricorda molto le vecchie osterie, ci sono arredi ormai datati che donano un atmosfera casereccia, alle pareti si trovano ancora quei vecchi rivestimenti in legno che le ricoprono per più della metà, il resto è fatto da mobili in legno scuro, quadretti mensole ed oggetti vari rimediati nel tempo.

I camerieri ci accolgono con il sorriso ed una gran simpatia e ci lasciano scegliere un tavolo a piacere, siamo fortunati perché in settimana non c’è il pienone e si riesce a stare tranquilli.
Anche il tavolo è quello da taverna, ricoperto da tovaglie gialle che contrastano con quelle rosse messe sotto, i tovaglioli sono a quadroni rossi e bianchi, come le camice dell’epoca grunge e di bicchieri sono quelli di vetro spesso da osteria.


Subito ci portano del pane carasau, condito con un olio molto saporito, va giù che è un amore e decidiamo di accompagnarlo con un po’ di vino rosso sfuso della casa che è di quelli tosti ma buoni, ottimo per dei piatti saporiti. Sappiamo bene che mangeremo solo pesce, perché questo è un ristorante prevalentemente di pesce ma noi non amiamo il vino bianco e così dobbiamo accontentarci di bere il rosso.

Nel menu ci sono i classici piatti di pesce, spaghetti allo scoglio, con le vongole, con il pesce spada e con tanti altri sughi di mare e poi in aggiunta ci sono i classici piatti della cucina povera romana.
Siamo qui per il pesce e quindi cominciamo con un antipasto misto di pesce.


Il salmone marinato al pepe rosa è davvero buonissimo ma devo lasciarlo tutto a Simona che non può mangiare i mitili, così io mi dedico ad un intero vassoio pieno di un sutè di cozze e vongole veraci.
Finisco da solo tutto il vassoio, con una immensa soddisfazione per il palato e mi faccio portare anche un pochino di pane classico da immergere nel sugo rimasto.


Per primo, ordino un piatto di spaghetti allo scoglio, non ho quasi mai l’occasione di mangiarli perché Simona è allergica e quindi ne voglio approfittare, Simona ordina invece un piatto strano, una cacio e pepe con i gamberi.

Gli spaghetti allo scoglio sono molto buoni, il sugo è saporito ed il condimento abbonda, ci sono le cozze e le vongole di prima con l’aggiunta degli scampi e gli spaghetti sono perfettamente al dente.


Nel piatto di Simona c’è invece una ardito abbinamento, il formaggio con dal gusto forte quale il cacio, con la delicatezza dei gamberi. Un qualcosa che non mi aspettavo, davvero ben riuscito, amalgamato da una crema dal colore rosato che unisce il tutto rendendolo ancora più interessante.

Data l’abbondanza dei primi e gli antipasti, decidiamo di saltare il secondo, anche se torneremo sicuramente per un secondo assedio, così proviamo ad chiedere per dolce le Seadas che sono un dolce che adoro. La cameriera però ci dice che non le anno e che sinceramente non è un dolce che gradisce molto.
Con estremo rammarico ci accontentiamo di provare due amaretti sardi, quelli grandi e morbidi, serviti con una bella bottiglia di mirto fatto in casa.


Non serve che vi dica quanto siano buoni gli amaretti e quanto eccezionale sia questo mirto che va giù una meraviglia, lasciando nella bocca un aroma ed un retrogusto unici.


Ora sappiamo perché questo posto ha sempre tanta fila, se metti insieme, la cortesia e la simpatia, la buona cucina e dei prezzi onesti, il successo non può mancare, anche se non vuoi farti pubblicità tanto da non esporre nemmeno il nome del locale.

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