Ristorante coreano I-Gio a Trastevere, la buona cucina etnica

La mia amica Claudia ci aveva parlato benissimo di un ristorante coreano che si trova a Trastevere, così abbiamo deciso di chiamarla e raggiungerla per una cena.
Il ristorante si chiama I-Gio e l’indirizzo preciso è via roma libera 26 ma in pratica si tratta di un lato di piazza San Cosimato a Trastevere.
L’aspetto del locale è quello del più classico ristorante italiano, pareti bianche, qualche quadretto con richiami orientali, lampade bianche con luce riflessa e tavoli e sedie di legno classiche da trattoria, le tovaglie sono bianche e le posate quelle classiche coreane, un cucchiaio lungo e delle bacchette di metallo.
La ragazza che serve ai tavoli è molto gentile e preparata e se siete indecisi su cosa prendere sa guidarvi nella scelta proponendovi i piatti che ritiene più adatti al momento e la stagione.
C’è anche un menù degustazione da 25€ che vi farà provare un bel po’ di pietanze ma preferiamo scegliere da noi.
Come antipasto ordiniamo dei Yachae roll di verdure ed i classici Mandu, ravioli al vapore ripieni di carne e verdure, da bere acqua minerale, perché queste diete malefiche ci impongono di dimenticare gli alcolici.


I roll di verdure sono una cosa un po’ strana da mangiare, hanno un sapore di verdure fresche ma anche un retrogusto di terra dato da qualche verdura che non conosco, all’interno ci sono anche dei pezzi di frutta secca, forse pinoli, non credo ci sia condimento se non il limone che li rende molto estivi. Chiaramente sono delicati e leggeri ma non fanno per me, preferisco cose più gustose.



I ravioli sono invece buoni ma uguali a quelli classici al vapore cinesi, sono serviti invece che con la salsa agrodolce con la salsa di soia con semi di sesamo che serve per salare la pasta del raviolo che è tipicamente sciapa.

Come piatti principali decidiamo di ordinare tre cose, LA Galbi, Tongdak, un altro piatto di cui non ho capito il nome con degli stracotti di pancetta e tre porzioni di riso bianco.

Insieme ai piatti principali, come nella tradizione coreana vengono serviti tanti piccoli piattini con contorni vari che in corea chiamano Banchan, noi ne avevamo un bel po’.



Il LA Galbi è un piatto di costolette di manzo marinate nella salsa di soia e poi cotte sui carboni, condite con semi di sesamo. Il sapore è molto buono e con un retrogusto dolce, sono perfette da mangiare con il riso, per comodità ci forniscono una pinza ed una forbice molto utili per tagliarle dato che non si usano le posate classiche.


Il Tongdak è invece il pezzo forte, coscette di pollo fritte e poi caramellate in una crema agrodolce molto buona ottenuta con miele, salsa di soia, spezie e peperoncino. Sono buonissime, tenere e succose ed una tira l’altra. Come una specie di droga, non riesci a smettere di mangiarle, una tira l’altra e non bastano le bacchette per mangiarle ma bisogna sporcarsi le mani.


L’ultimo piatto è quello più strano, ci sono degli straccetti croccanti molto grassi simili alla pancetta, serviti insieme a del cavolo cinese tagliato a quadrati e piccole sfoglie di aglio. L’ideale è unire uno stracotto con il cavolo ed una sfoglia d’aglio e gustarli insieme.
I sapori in bocca sono molteplici, c’è l’aroma forte dell’aglio, il piccante dolciastro del cavolo ed il grasso croccante della carne che si mischiano tra loro arrivando tutti alle papille gustative. Un piatto davvero interessante ma un tantino troppo grasso che non è proprio l’ideale per chi vuole stare a dieta.



Anche i molteplici contorni sono saporiti e sfiziosi, delle patate al pomodoro leggermente piccantine, un insalata di mele, verza ed uova condita con una maionese delicatissima, un piattino di tofu con un sughetto rosso appena piccante, il kimchi, cavolo cinese marinato e fermentato con il sale e poi condito con peperoncino, molto buono e piccante.
C’erano poi una specie di frittata coreana, dal colore chiaro quasi bianco con dentro delle verdure, che non era troppo saporita, un po’ neutra come sapore e per finire delle verdure tagliate a striscioline sottilissime all’insalata, molto delicate.

Quando Claudia e Simona hanno deposto le armi, è toccato a me ripulire tutte le cose rimaste sul tavolo, cosa che devo dire non mi è affatto dispiaciuta.

Per finire ci hanno offerto dell’uva rossa croccante molto buona ed è stato un peccato che fossero finiti i dolci, perché ne avrei preso uno volentieri.

Il conto è stato davvero onesto, circa 21,50€ a persona, che con una qualità così alta ed una buona attenzione per il cliente sono davvero un incentivo a tornare per provare tutti i restanti piatti sul menù.

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