Ristorante Cinese Tien Tsin, in centro a Roma


Nel giorno più surreale di Roma, quando la neve è caduta copiosa ricoprendo ogni cosa con il suo manto bianco noi eravamo in giro per le vie del centro.
Con un freddo simile non potevo immaginare di mangiare niente di diverso da un bel brodo fumante, così la possibilità più a buon mercato per farlo mi è sembrata un ristorante cinese.
In centro sono tanti i Ristoranti cinesi ma c'è né uno in particolare a cui sono affezionato. Ci andavo già nel 1998 quando a Roma ero soltanto un militare di passaggio.

Il ristorante si chiama Tien Tsin e si trova a due passi da Piazza di Spagna, in Via Capo le Case 55.
L'atmosfera del locale è calda ed informale, i camerieri sono tutti vestiti in abiti eleganti e gli arredi sono ancora quelli di quattordici anni fa. Dal soffitto spiccano enormi lampadari in legno e plastica, con rossi imponenti e fregi dorati.

E' ancora presto e possiamo scegliere uno dei tavoli liberi a ridosso della parete destra. Ci portano il menù ed incominciamo ad ordinare qualcosa, io prendo una bella zuppa di speciale, di cui non ricordo mai il nome, quella con gli spaghetti, il pollo, le alghe e tanto brodo caldo, una specie di Ramen in versione cinese, aggiungendo come antipasto una porzione di ravioli al vapore. Solo in Cina possono considerare una pasta come se fosse antipasto ma non importa, perché adoro i loro ravioli.
Simona decide prende invece una zuppa agropiccante, un piatto di spaghetti di riso e dei ravioli in brodo. Propongo di ordinare subito anche il secondo ed eventuale contorno ma Simona preferisce farlo in seguito. Cosa che come al solito ci costerà cara.

Questa volta decidiamo di accompagnare il cibo con del tè verde, invece della solita acqua e birra che non ci sembrano nemmeno indicate per una così fredda giornata.




Il tè appena arrivato è bello caldo ma ancora non ha scaricato tutto il suo aroma, Simona ha avuto troppa fretta di versarlo senza aspettare che filtrasse a dovere.
Per fortuna migliora con il passare del tempo e di volta in volta il suo gusto è sempre migliore.

La sala inizia a riempirsi, anzi si riempie completamente e costretti dalla gente in fila fuori dal locale decidono di aprire anche la sala superiore, facendo entrare un quantitativo di clienti inimmaginabile.




Ci vuole un po’ perché ci venga servito quanto ordinato, arriva per prima la zuppa agropiccante di Simona, molto buona, calda e piccante, l'ideale per contrastare il freddo della giornata.
Quasi in contemporanea ci servono i miei ravioli al vapore, gli spaghetti, la mia zuppa ed i ravioli in brodo di Simona.




Le porzioni in questo ristorante cinese non sono le solite a cui siamo abituati, i ravioli in ogni porzione sono cinque invece dei soliti due degli altri ristoranti e pure gli altri cibi sono serviti in quantità abbondanti.
Per un attimo siamo presi dal panico, non sappiamo da dove cominciare. Chiedo ad un cameriere la salsa agrodolce per i ravioli e le bacchette e mi accorgo che la sala è nel caos, la gente è indispettita ed esagitata dai tempi di attesa ma per fortuna noi non abbiamo fretta e poi fuori da quella porta c'è il gelo.
Ci vuole un po’ prima che si ricordino di portarci la salsa e le bacchette e nel frattempo cominciamo a bere il brodo con gli appositi cucchiai di porcellana.




Quando finalmente arrivano le bacchette i miei ravioli non sono più belli fumanti. Con le bacchette ne prendo uno per volta, lo porto in un piattino pulito, ci lascio cadere sopra un cucchiaino di salsa agrodolce, poi lo prendo nuovamente per portarlo tra le mie fauci.
E' davvero buono e mi chiedo perché in Italia non si usi tanto la cottura al vapore.
Poi ne provo uno di quelli in brodo che ha preso Simona, sono gli stessi dei miei, tranne per la cottura nel brodo. Sono più caldi e scivolosi e non ne vogliono sapere di farsi prendere con le bacchette ma alla fine vinco io. Lo mangio e scopro che mi piacciono, almeno quanto quelli al vapore. La prossima volta il dubbio su quali scegliere mi terrà impegnato per un bel po’.




Terminati tutti i ravioli devo finire questa enorme zuppa. Con le bacchette pesco in continuazione, spaghettoni, pezzi di pollo, alghe e verdure varie e qualche gamberetto.
Alterno i colpi di bacchetta alla mia zuppa con quelli agli ottimi spaghetti di riso presi da Simona che si stanno raffreddando nel vassoio.




Quando abbiamo ripulito tutto il cameriere tenta di sparecchiare chiedendoci che cosa vogliamo per dolce ma noi lo lasciamo di stucco chiedendogli il menù per scegliere i secondi.

Deve essersi diffuso uno strano morbo nei ristoranti in Italia, perché non è la prima volta che provano a farci saltare il secondo, decidendo che è il momento del dessert.

Il menù arriva e lo studiamo a fondo, dopo una lite sulla scelta di un secondo da condividere, finisce che ognuno ne prende uno per se. Io ordino del pollo in salsa piccante, Simona lo prende alla thailandese. Per contorno mi faccio portare le melanzane in tegame con il pane cinese, rigorosamente fritto mentre Simona mi stupisce ordinando un piatto che centra poco con la tradizione cinese, le patate fritte.

Ci rendiamo conto quasi subito che è stato un errore ordinare i secondi separatamente dai primi tanto che dopo un'attesa interminabile cominciamo ad avere il dubbio che abbiano del tutto smarrito la nostra ordinazione.

E' passata quasi un'ora dall'ordinazione, con clienti che continuano ad affiorare nel locale, tavoli che lamentano attese interminabili e clienti spazientiti che abbandonano il locale. Poi miracolosamente ci è stato servito il pane cinese.



Il pane cinese è qualcosa di simile a delle palline di pasta lievitata fritte. In questo caso però non si tratta di semplici palline di pasta ma di riccioli di pasta ottenuti ripiegando ed arrotolando su se stessa una sfoglia assottigliata di pasta.

I due riccioli di pane fritto se ne stanno nel vassoio a raffreddarsi mentre del resto del pranzo non c'è traccia, poi dopo altri venti minuti circa, per miracolo arrivano le mie melanzane.



Le melanzane al tegame sono ottime ed ustionanti, se non ci stai attento può dire addio a tutte le papille gustative che hai sulla lingua. Arriva in un tegame nero incandescente e per un tempo che può sembrare indeterminato restano bollenti.
Sono immerse in un sugo scuro, un misto di olio, salsa di soia, pezzi di peperone crudo e qualche altro ingrediente sconosciuto. I dadini di melanzana sono morbidi e gonfi di sugo, di sicuro non deve trattarsi di un piatto dietetico.



Quando ormai sul fondo del tegame resta soltanto una parte del sughetto delle melanzane, arrivano le patate fritte chieste da Simona e successivamente i due secondi piatti.
Ho provato ad immergere le patate nel sugo residuo delle melanzane ma il risultato non mi ha entusiasmato, meglio mangiarle assolute o metterci del ketchup.




Il mio pollo è un tantino banale, condito con un sughetto rosso piccante e le mandorle. Non è troppo saporito, preferisco di gran lunga quello alla thailandese ordinato da Simona.



Il suo pollo ha un retrogusto di curry molto delicato e leggero, sembra quasi cotto al vapore. Non me la sento di chiedere a Simona uno scambio di piatto, mi sembra troppo felice della sua scelta per privarla di quel gusto.


Dopo aver ripulito anche i secondi, abbiamo la pancia piena e voglia di un dolce ma per rispetto alla nostra linea che chiede pietà abbiamo rinunciato al dolce e chiesto il conto.

Circa 52€ per un numero di pietanze che in un Ristorante italiano del centro di Roma richiederebbero delle cambiali o un assegno circolare e la sicurezza che non si offenderanno se non lasciamo la mancia.

Paghiamo il conto chiedendo la ricevuta che ci viene fatta senza problemi, cosa non scontata e che spesso ci costringe in alcuni ristoranti a delle vere e proprie litigate.
Salutiamo e ringraziamo i camerieri e dopo aver indossato le armature per il freddo riprendiamo la nostra passeggiata nelle strade innevate.


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