Roscioli, antico forno e ristorante, Roma

Ci voleva un occasione speciale per andare a cena in un posto come da Roscioli. La salumeria più rinomata di Roma che la sera si trasforma in ristorante apprezzato dai cultori della cucina.
Così dopo anni di attesa, l'occasione è arrivate e Simona mi ha portato a cena proprio da Roscioli in Via dei Giubbonari, 21 a Roma.

Appena entrati nel locale non si può fare a meno di essere investiti da un fortissimo odore di formaggio misto a salumi, tartufi ed aceti vari, un odore così forte che ci vuole un poco ad abituarcisi.
Siamo entrati ed abbiamo superato il bancone dei salumi e formaggi e la cassa per poi attendere nella sala più interna e tranquilla che un cameriere ci notasse. Quando gli abbiamo detto della prenotazione ci ha subito indicato un piccolo tavolo sulla parete destra, senza avremmo dovuto attendere almeno due ore.
Il tavolo è piccolo e bisogna un po' incastrarsi nelle sedie che lo accompagnano.
Ci chiedono se gradiamo dell'acqua e diciamo di si, chiediamo una minerale naturale ma ci portano una bottiglia di acqua che in seguito scopriamo essere gassata.

La musica nel locale è piacevole, è un tango in chiave classica molto ben eseguito che sembra perfetto come sottofondo per la cena.

La sala è elegante e le luci soffuse ma giuste per poter rendersi conto di quelle che si sta mangiando, al centro tavola c'è una portacandela con una piccola candela accesa.
Non c'è la tovaglia ma un runner beige che lascia scoperto ai lati il legno del tavolimo.
Il bicchieri del vino ancora non ci sono, giustamente dobbiamo prima sceglierlo perché li portino.




Insieme all'acqua ci hanno servito un cestino di pane misto, assaggiamo subito quello ai fichi che è morbido e gustosissimo, poi quello scuro croccante fuori e tenero dentro ed infine ci accorgiamo di quello al formaggio, simile alla pizza al formaggio umbra.
E' così buono che devo ricordare a Simona che è meglio non riempirci di solo pane.

Quando ci chiedono di ordinare Sappiamo già cosa scegliere, avevamo studiato il menù da settimane ed eravamo pronti, anche se i primi che ci interessavano al momento non erano più sul menù.

Io chiedo un hamburger di mozzarella e Simona una caponata fredda per antipasto, poi scelgo i fusilli siciliani e Simona dei tonnarelli al tonno fresco, per il secondo decidiamo di aspettare. Anche sul vino siamo preparati, senza sfogliare la carta dei vini da più di centoventi pagine gli chiedo un sagrantino di montefalco vendemmia 2005 della cantina Antonelli, cosa 30€ circa, ho promesso a Simona di non andare oltre ed il cameriere mi dice che si tratta di un ottima scelta. Gli sorrido gentilmente ma nella mia testa sono convinto che mi sta prendendo in giro, questa è la frase standard che dicono a chiunque sceglie un vino per farlo sentire importante. Se avessi potuto scegliere sul serio avrei preso un barolo o un amarone ma questi sono vini ben oltre la nostra portata.

Mentre attendiamo il vino ci servono dei piccoli supplì rotondi come entree. Appena li provo gli perdono immediatamente l'errore sull'acqua ed il poco spazio a disposizione. Sono eccezionali, con un sapore unico e davvero troppo piccoli. Non sono i soliti supplì romani, dentro ci sono i fegatelli di pollo, la salsiccia ed il pomodoro e sono finiti in un baleno.

Quando sono ancora estasiato dal supplì arriva il vino, il cameriere lo apre, odora il tappo e lo mette, via, poi ci chiede chi sarà a provarlo, ovviamente Simona dice no e toccherà a me. Me ne versa un pochino e per non disturbarmi volge lo sguardo verso la sala, io lo lascio respirare, lo faccio roteare nel bicchiere, infilo il naso nel bicchiere per sentirne l'odore e poi lo assaggio. Gli dico che va bene ma in realtà non sono contento, a Montefalco ho bevuto dei Sagrantino migliori e conosco una cantina che ne alcuni davvero strepitosi.
Tuttavia la colpa è mia per andar sul sicuro avrei potuto prendere un chianti di una cantina conosciuta ma ho voluto provare un Sagrantino che a Simona è comunque piaciuto.

Quando ci servono gli antipasti ci avevamo già dato dentro con il vino che si era rivelato un tantino pesante.



Comincio con l'hamburger di mozzarella, su una fetta di panbauletto scura ci sono alternate fette di mozzarella di bufala di Paestum e fette di prosciutto cotto di Praga di circa quattro millimetri, tagliate a mano e scottate alla piastra, il tutto è condito poi con pepe nero, un olio così verde da sembrare pesto ed una riduzione di aceto balsamico.
Non possono sapere che sono un cultore della mozzarella di bufala che una volta cotta perde il suo sapore unico ma di quel prosciutto dal sapore così intenso e dell'aceto davvero unico. Dovrò tornare per anche solo per comprare quell'aceto.
Anche i pomodorini di pachino semisecchi fanno la loro parte egregiamente e mi dispiace non averne di più. A metà piatto con rammarico lo scambio con Simona che mi passa la caponata fredda.


E' davvero ottima, mi ricordava quella della della nonna siciliana della mia ex che ci mandava sempre dalla Sicilia. Mancavano solo le grandi olive tipiche della Sicilia ma per il resto era così saporita che con il pane ne ho mangiato tutti i residui di olio dal piatto.

Aspettando i primi Simona mi ha chiesto di appuntare il codice pin del suo bancomat sul cellulare, perché non era sicura che continuando a bere sarebbe stata in grado di ricordarselo a fine serata.

Dopo un po' i primi sono arrivati, un tantino persi in quegli enormi piatti con i bordi alti che vanno di moda ultimamente.





Gli spaghettoni di Simona sono delicatissimi, pieni di pezzi di tonno delle Isole Eolie e di buzzonaglia, la parte più scura del tonno, quella più vicina alla spina centrale. Forse un pizzico di sale in più li avrebbe resi perfetti.





Anche nei miei fusilli un pizzico di sale in più ci sarebbe stato bene, il sugo è ottimo e leggero, ci sono molti pezzi di pesce spada e le melanzane a dadini fritte che danno sapore al sugo. Mi ricordano la Sicilia ma non la bontà della pasta alla norma che solo giù hanno saputo prepararmi.

Finiti i primi Simona è andata in bagno ed io mi sono perso a prendere appunti sulla serata. Improvvisamente mi sono accorto che il cameriere ha rimosso sia il cestino del pane che le posate e mi sta guardando. Mi chiede se vogliamo qualcosa per dolce ma gli dico che forse prenderemo dei secondi.
Simona torna e quando gli racconto la cosa sembra contrariata ed ubriaca, non si rende conto del tono che usa per dire al cameriere che rivogliamo il pane che ci ha portato via.
Decidiamo di prendere un piatto di polpette alla romana in due, e delle insalate di puntarelle.



Il cameriere ci porta un cestino di ottima pizza bianca che prendiamo a mangiare mentre beviamo il vino fino quasi a finirlo del tutto.



Quando arrivano le polpette siamo già sazi ma la golosità ci spinge a finirle. Le polpette sono ottime ed il sugo è impreziosito dalla ricotta affumicata a riccioli. Nel piatto ci sono anche delle piccole frittelline di polenta di castagne che facciamo fuori in un attimo.



Con un ultimo sforzo mangiamo le insalate di puntarelle con salsa di acciughe del mar Cantabrico. Non so dove si trovi il mar cantabrico ma la salsa di acciughe è buona, le puntarelle sono un po' amare, forse sono state poco tempo in acqua fredda ma ci piacciono anche così.

Finalmente abbiamo finito tutto, nel locale la musica è cambiata ed ora suonano i Dire Straits, mi sento pieno e so che pure Simona lo è ma come non possiamo non concederci un dolce.

Chiediamo la carta dei dolci e decidiamo di prendere una fonduta di cioccolata fondente con frutta fresca e ciambelline dolci. E' la cosa che ci sembra più leggera di tutte.
Simona mi dice se voglio un amaro o qualche altra cosa, io ho adocchiato un rhum comprato da collezione privata ma cosa 20€ al bicchiere e giustamente preferiamo evitare.



Riusciamo a finire la frutta ma abbandoniamo le ciambelline, non ci resta che chiedere il conto.
Simona sembra sorpresa di aver pagato solo 136€ così le chiedo se mi regala il coltellino francese con il manico verde da 135€ che hanno esposto nella vetrinetta. Le mi guarda è mi fa' capire che non ci pensa neanche.
Paga il conto, salutiamo e ci immergiamo nei gelidi vicoli di Roma.

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