Antica osteria L'Agania ad Arezzo

Nella mia ennesima visita turistica nella magnifica città di Arezzo ci siamo fermati per pranzo, come nostro solito, all'Antica Osteria l'Agania Via Mazzini,10 - Arezzo.
Il locale è piccolo e disposto su due piani, c'è scritto che nella sala superiore è disponibile l'aria condizionata ma come al solito non mi sembrava fosse in funzione vista la finestra spalancata sul vicolo.
Ci siamo seduti ad un tavolo soltanto perché un’ora prima eravamo passati a prenotare, altrimenti saremmo finiti come tanti altri ad aspettare sulle panche fuori il locale sotto questi opprimenti 35 gradi di una giornata d'agosto.
Mentre attendevo l'antipasto ho avuto modo di scrutare tutti gli adesivi sul vetro della porta d'ingresso. Questa osteria è stata negli anni consigliata dalla maggior parte delle guide ai ristoranti, tranne le due di cui mi fido e su cui faccio affidamento per scegliere un buon ristorante, la guida ai ristoranti dell'espresso e quella dell'accademia della cucina.



L'antipasto di affettati misti non era male, buoni i salumi, la panzanella scondita e le bruschette con i fegatini. Il vino sfuso della casa non mi faceva impazzire, un pochino acidello nel retrogusto e troppo acquoso. Ai miei e Simona sembrava invece andar bene, quindi ho dovuto soprassedere.



Per primo io è Simona abbiamo preso la ribollita mentre i miei hanno preferito pappardelle al pomodoro e pappardelle ai funghi porcini. Non ho voluto provare le pappardelle ai porcini perché non mi andavano ma ho provato quelle al pomodoro per rendermi conto di che tipo di pasta si trattasse. Non mi è sembrato fosse pasta fresca fatta in casa ma più una classica pasta di grano duro del supermercato.


Le ribollite erano anche peggio, poco ribollite e poco saporite, sembravano più minestroni freschi.
Senza lode né infamia erano le parole che mi venivano in mente per giudicare questi piatti di un ristorante storico con prezzi modici.



Il secondo, per fortuna era migliore, il cinghiale in umido era tenerissimo e molto saporito. In un baleno ho svuotato quel piatto bianco oblungo dedicandomi anche ad una scarpetta con il pane per recuperare il sugo che altrimenti sarebbe andato perso.



Per contorno avevo preso dei fagioli all'uccelletto, buoni ma non troppo se rapportati a capolavori quali quelli della Piazzetta a Calcata o di altri posti in cui di solito mi entusiasmano. Anche qui il pane è stato un valido alleato per ripulire il piatto dal sugo dei fagioli.
Non ho preso il dolce per non esagerare, con questo caldo afoso non riuscivo ad immagazzinare altre calorie, ero già abbastanza al limite.
Avrei gradito a questo punto una bella grappa in barrique, che a fine pasto è un piacere sorseggiare. Ma con stupore e delusione ho appreso che non avevano grappe invecchiate in barrique.
Non ci restava quindi che pagare ed affrontare il caldo pomeriggio, magari andando a prendere il caffè in un bar climatizzato.
Abbiamo chiesto il conto che è arrivato subito, quindi a malincuore ci siamo riversati nella strada assolata di un Arezzo infernale.

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