martedì 14 febbraio 2017

Akira Ramen Bar

Non ero ancora sicuro di volervi parlare di questo posto, ma dopo un secondo assaggio ed una conoscenza più approfondita del luogo, ho deciso di raccontarvi questa storia dal risvolto felice.

Intanto posso anticiparvi con certezza che la mia crociata, "alla ricerca del Ramen perduto", iniziata da quando sono stato per la prima volta in Giappone 4 anni fa, ha trovato finalmente un riscontro positivo e l'ha trovato in Akira Ramen Bar, in via Ostiense 73 a Roma.

Il mio primo incontro con questo locale é avvenuto alcuni mesi fa, con un gruppo di amici appassionati di cucina giapponese e tutti viaggiatori in Giappone, abbiamo deciso di provare questo locale in apertura sulla via Ostiense.
Al primo tentativo siamo stati respinti da un grande caos, i tavoli erano tutti pieni e la gente nonostante avesse finito di mangiare non li abbandonava ma restava seduta a chiacchierare per ore, cosa a cui il Giappone non ci aveva abituato, perché i Ramen-ya (ya sta per negozio, bottega, ristorante ecc) sono di solito un cibo consuma per poi andar via, lasciando il posto agli altri.
Così ci siamo riorganizzati ed abbiamo prenotato per una successiva serata:


Siamo arrivati in anticipo sull'orario ed una cameriera ci ha accompagnato al nostro tavolo in una delle salette laterali a quella principale dove si può osservare dalla parete a vetri i cuochi che nella cucina si muovono rapidamente per preparare le pietanze.


Le pareti sono bianche e gli arredi minimal, le sedie sono quelle di ikea in legno, verniciate di bianco per contrastare le parti in legno grezzo, anche i tavoli sono simili, ricordano molto quelli di un'osteria e rendono il tutto meno formale. Dal soffitto cadono lampadine a led sospese da grosse corde in canapa, uno stile industrial piacevole che va molto di moda.
Con immenso piacere scopriamo che il brodo del Ramen é quello Tonkotsu, cioè di maiale, uno dei più intensi brodi di Ramen per sapore e quantità di grassi ma ci lasciamo tentare dalla versione piccante.
Per antipasto decidiamo invece di provare porzioni di gyoza (i ravioli cinesi nella versione giapponese) e del Karaage (pollo fritto alla giapponese), innaffiando tutto con delle birre giapponesi alla spina. Hanno le Kirin che a mio avviso sono le migliori tra le marche commerciali made in Japan.
Le cameriere sono italiane e sono formalissime, forse anche troppo, avrei preferito un approccio più da osteria e sicuramente avrei preferito che fossero giapponesi e spingessero anche i clienti ad imparare qualche parolina straniera per incuriosirsi di più alla cultura nipponica.
Quando arrivano i gyoza sono meravigliato nello scoprire che sono fritti, io amo quelli grigliati che sono la versione classica. Anche questi sono buoni, ma quando una cosa é fritta quasi sempre ha un buon sapore, motivo per cui in molte culture del sud Italia si frigge tutto.



Il pollo Karaage è delicato, si sente appena l'aglio e la frittura é asciutta, mi ricorda un poi il Giappone ma riuscendo a farne uno molto buono anche da me a casa, non ne sono rimasto molto colpito.


A questo punto tocca al Ramen, una ciotola fumante di brodo con spaghetti quadrati fatti in casa e guarnito con ingredienti a scelta, nel mio caso ho deciso di aggiungere verdure, mais ed uovo sodo, in più alla fettina di arrosto di maiale già presente.
Purtroppo i topping vanno pagati a parte, non é prevista già una versione con tutti i tipi di condimento a prezzi scontanti come capita sempre in Giappone.
Gli spaghetti sono decisamente buoni, hanno tenuto la cottura e sono porosi, si sposano bene con il gusto del brodo denso di maiale, le quantità però sono un po’ limitate, specialmente dalla ciotola usata, troppo stretta e piccola che non rende troppo onore al piatto.
Purtroppo mi rendo conto di aver commesso un gravissimo errore, qui il piccante é davvero piccante, al punto da sovrastare tutto il resto dei sapori fino ad annullarli quasi del tutto. Però nonostante questo, c'é un certo retrogusto intenso che mi ricorda i Ramen giapponesi e che mi lascia ben sperare.
Finisco presto i miei spaghetti e ne chiedo una porzione aggiuntiva, grazie al cielo hanno inserito questa usanza giapponese di poter chiedere un aggiunta di spaghetti al brodo rimasto nella ciotola, si chiama Kaedama e costa 3€. Se volete fare bella figura potete pronunciare "kaedama onegaishimasu" la u finale é muta in quasi tutto il Giappone, quindi omettetela dalla pronuncia.
Quando ho finito il Ramen ho ancora un po’ di fame ma é normale per me non raggiungere mai la sazietà, così decido insieme ai miei compagni di prendere un dolce.

 


Hanno dei Mochi ice, dolci di riso pressati e ripieni, che in questo caso sono serviti ghiacciati, sono davvero ottimi, niente a che vedere con quelle schifezze che vi propinano nei finti ristoranti giapponesi della capitale.

Il conto non é proprio economico, qui a Roma la ristorazione costa e nessuno riesce più a proporre cibo veloce ed economico, anche nei posti che fanno cucina fast food come questi.
Quando vado via sono turbato, quel piccante così esagerato non mi ha lasciato capire se finalmente ho trovato un ramen che possa assomigliare a quello originale ma prometto a me stesso di tornare presto per capirlo.


Qualche tempo dopo...


L'occasione arriva qualche mese dopo, i lavori a casa mi hanno tolto il tempo per uscire con gli amici ma finalmente riesco a trovare un minuto per partecipare ad un corso di Ramen presso Akira Ramen Bar.
Il giorno arriva e ritrovo tutti i miei amici presenti, ma questa volta porto con me anche Simona che come me ama i Ramen ma é disperata per non aver mai trovato niente di decente qui a Roma.
Il corso inizia e ci riempiono di chiacchiere e nozioni che già conosco, compreso un corso base su come ordinare il Ramen ed alcuni accenni sulla storia del piatto. Poi ci presentano il proprietario, Akira Yoshida, un ex Calciatore professionista che ci spiega come ha deciso di portare un poi della vera cucina tradizionale giapponese qui in Italia, per contrastare il dilagare della finta cucina giapponese e del solito inflazionato sushi.



Poi ci presenta i cuochi ed estrae a sorte 6 di noi per farli andare in cucina a preparare i Ramen. Quindi con un colpo di fortuna tremendo, in una morra cinese di gruppo, vinco l'ingresso in cucina e mi immergo nella preparazione del mio piatto.
Chiaramente i segreti della preparazione del brodo, le dosi di acqua e farina per la pasta e tante piccole cose ci vengono nascoste ma posso cuocermi i miei spaghetti, scolarli per terra e prepararmi la ciotola di Ramen che poi mi posso portare a tavola.


Con una gran curiosità assaggio quel Ramen preparato con le mie mani, e subito sento un certo sapore di Giappone che mi fa sentire sereno, e mi porta alla mente tanti ricordi di un luogo così lontano che non saprei esprimere, quanto mi manca.
Lo finisco in fretta e poco dopo ci annunciano che dobbiamo lasciare il locale perché l'orario del corso é finito e devono preparare per l'apertura al pubblico, per qualche strano formalismo giapponese non possiamo passare tra i clienti paganti e così decidiamo di salutare, ringraziamo tutti ed andiamo via soddisfatti per aver trovato qualcosa in Italia che per la prima volta può essere chiamato Ramen.

lunedì 6 febbraio 2017

Il Tiepolo Bistrot

Sono venuto più volte in questo locale ed il cibo, l'ambiente, la gentilezza dei camerieri, mi hanno sempre entusiasmato, non potendo raccontarvi tutto in una recensione, vi racconterò della mia prima volta qui:


Il Tiepolo è un piccolo localino che mi hanno consigliato i colleghi e che fa cucina italiana con qualche contaminazione nelle cucine estere, si trova in via Tiepolo ed è sempre
Il locale è decisamente grande e ben arredato in uno stile moderno con richiami al passato e dettagli non trascurabili come le bellissime scaffalature in legno dove sono esposte le bottiglie di vino, i tubi di rame a vista del condizionatore dei bellissimi e colorati quadri di artisti poco conosciuti e tante altre cose che si scoprono solo frequentandolo.
Noi siamo in sei ed troviamo posto nell'ultima sala in fondo a destra, quella del bagno, abilmente nascosto dietro uno specchio. I tavoli sono quadrati e piccoli ma all'occorrenza basta unirne qualcuno per ottenere una tavolata.
La cameriera che ci serve è molto gentile e disponibile e va come una macchinetta, non si ferma mai, schizza fra una sala all'altra e torna sempre quando ne abbiamo bisogno.
Ci aiuta nelle ordinazioni perché i menù è organizzato in maniera complessa, ha tante spiegazioni sulle intolleranze alimentari e cosa è contenuto nel cibo ma non ti guida verso una scelta, ne elenca i piatti del giorno che sono per fortuna scritti su una parete in fondo alla sala.
Dal menu si capisce che la cosa più famosa qui sono le insalate e le patate al cartoccio ripiene, il resto bisogna chiederlo alla cameriera, infatti ci lasciamo suggerire e mi convince a prendere il riso Bombay ed una patata ripiena.


Per cominciare ci servono subito dei cestini di ottimo pane, quello bianco dalla mollica tenera e la scorza croccante e quello scuro, leggermente più dolce e pieno di semini che trovo davvero eccezionale.


Gli antipasti sono molto buoni, dalle croccanti bruschette con crema di carciofi, funghi o semplice pomodoro fino ai più interessanti Hummus di ceci con pane Carasau o lo Tzatziki con verdure.

I piatti che ci servono sono generosi, si possono scegliere vino e birra in bottiglia, ma anche richiedere un bicchiere soltanto, hanno sempre aperti, tra i rossi un Sangiovese, un Merlot e qualche altro vino. Io opto per un bicchiere di Sangiovese, un vino non troppo pretenzioso ma che si può abbinare a molti piatti.

In fondo alla sala seduta ad un tavolo c'è Silvana Pampanini, ormai provata dagli anni ed i troppi ritocchini, ci ricorda che invecchiare non è facile nemmeno per chi è stato famoso e ci offre un argomento di discussione interessante per la serata.


Il mio riso Bombay è ottimo, molto delicato e reso croccante dal farro perlato, ogni tanto ci sono dei piccoli pezzi di verdura tra i quali riconosco solo i piselli, la crema che copre il riso è ottenuta con la panna ed il latte ed è soltanto lievemente speziata al curry, in modo da non coprire troppo gli altri sapori, sopra invece ci sono dei piccoli gamberetti sgusciati che danno quel tocco in più di sapore, ci avrei aggiunto un bel po' di pepe macinato fresco ed avrei usato un riso Venere ma si tratta di dettagli, perché questo piatto va benissimo anche così.

Anche gli altri sembrano contenti delle loro insalata, le patate ripiene e gli altri piatti scelti, l'ordine è diviso in prima e seconda uscita ed ognuno può decidere cosa farsi portare prima e cosa dopo. Le uscite arrivano quasi contemporanee per tutti i commensali così nessuno deve aspettare che arrivino gli altri piatti o cominciare a mangiare prima degli altri per non far freddare il proprio.


Nella mia seconda uscita c'è questa patata ripiena di formaggio bacon e radicchio. altra ad avere un bell'aspetto è molto gustosa, mi ricorda un po' le vacanze in bici in Austria e quel sapore intenso delle patate al cartoccio. La crema di formaggio si insinua tra i miei scavi con la forchetta nelle profondità della patata e riempie ogni boccone di gusto. 


Non possiamo andare via senza prendere il dolce, così ci lasciamo consigliare e prendiamo quasi tutti una torta alla carota e noci con crema allo yogurt e formaggio.
Nemmeno questo ci delude, la torta è gustosa e non troppo dolce, resa croccante dalle noci tritate che si riescono a percepire nella masticazione. Anche il topping è perfetto, l'acidità dello yogurt appena percettibile si armonizza con il dolce della torta e lo completa, donando quel sapore in più che viene percepito dal palato.


Nulla è lasciato al caso, anche il caffè viene servito con un piccolo biscottino di frolla, semplice ma molto buono.
Alla fine anche il conto è onesto, paghiamo circa 18,50€ a testa per una cena che ci lascia non sazi ne affamati ma appagati.






giovedì 29 settembre 2016

Bishoku Kobo un giapponese diverso


Quello che si percepisce entrando da bishoku kobo in via Ostiense è un non troppo interesse per l'arredamento. Il locale sembra incastrato negli anni 80 e non aver mai rinnovato, non c'è nemmeno un'atmosfera orientale ma per fortuna non siamo venuti qui per osservare l'ambiente.

Sulla parete sinistra spiccano nella vetrina i piatti del locale riprodotti in cera, come nelle migliori locali in Giappone.

La tovaglietta americana si ispira al Giappone, ci sono le foto di tutti i nigiri ordinabili, poi c'è un piatto bianco di porcellana, un porta salse e le bacchette.
Il menù è un cartonato gigante rosa ed il  sushi per fortuna non è la sola cosa presente, quelli che sembra fare da padrone sono le zuppe, gli stufati, gli spiedini e tanti piatti di cucina un po più tradizionale.



Decido di aprire la cena con un insalata di pesce crudo, alghe e cetrioli. Un piatto fresco e molto saporito, impreziosito da questo condimento dove si percepisce un delicato accenno di aceto e limone e forse del Mirin per addolcire il condimento e renderlo ancora più speciale.

Per continuare con qualcosa di classico prendo gli Yakitori, uno stufato di pesce e verdure, una melanzana con pasta di Miso e del riso in bianco.

Il servizio è abbastanza rapido, ma nell'attesa trovo il tempo di sfogliare alcune riviste di cucina giapponesi che mi sarei volentieri portato a casa.


Quando arrivano gli Yakitori mi ricordano subito quelli del parco Yoyogi a Tokyo, sono grandi e lunghi e grondanti di salsa scura e aromatica.
Sono davvero buoni e la salsa ha un sapore intenso, si percepisce la sua anzianità di 18 anni, quell’aroma che la rende speciale.


La sorpresa più grande è però la melanzana con miso, tenera e succosa, si scioglie in bocca lasciando un gusto unico a metà tra il dolce ed il salato con dei toni di piccante dati dalla buccia di melanzana. Un piatto che non conoscevo ma che entra da subito nella classifica dei miei preferiti.


A questo punto mi aspetto che anche lo stufato sia fantastico ed infatti, non resto deluso, somiglia ad una specie di nabe, in una pentola bollente ci sono pezzi di salmone ed una verdura a foglie cotti in una brodo scuro al sapore di salsa di soia e Mirin.
Il gusto è intenso ed il salmone si scioglie in bocca, forse si percepisce un eccessiva sapidità ma il gusto è unico e rende ancora più particolare una cena che si discosta dal solito noioso sushi.

Non sono il solo ad essere entusiasta, anche tutti i miei amici di studi giapponesi sembrano soddisfatti e mi dicono che pure il Ramen non è affatto male, peccato non avere abbastanza spazio nello stomaco per provare a prendere anche quello.

Dopo un tempo infinto di chiacchiere tra amici, quelle che ti fanno perdere la cognizione del tempo. ci accorgiamo che siamo rimasti solo noi nel ristorante, così chiediamo il conto che è di 18€ a persona. 

Raccolgo i soldi di tutti e personalmente mi reco da signor Aiuchi Takehiko, che gestisce il ristorante, per ringraziarlo e promettergli di ritornare presto per continuare questo interessante viaggio culinario.

giovedì 7 luglio 2016

Un vero e buon ristorante cinese Hang Zhou da Sonia

Se volete mangiare cinese a Roma non sono rimaste molte possibilità, dopo la conversione per motivi economici dei ristoranti cinesi in cino-giapponesi, la cultura cinese sta pian piano scomparendo, così come i migliaia di piatti tipici nazionali.
Per fortuna resta ancora qualche eccezione, come Hang Zhou di Sonia, in via Via Principe Eugenio 82, a pochi passi da Piazza Vittorio, Roma.


Forse questo ristorante è tra gli unici cinesi ad essere citato sul gambero rosso ed altre guide blasonate, in più molte riviste lo mettono tra i 10 migliori ristoranti cinesi d'Italia.
Il locale è molto semplice, le pareti sono di un giallo tenue con alcune cornici in stucco, la parte inferiore delle pareti è invece rivestita da una sorta di piastrelle in stile pietra colorata sempre sui toni del giallo terra,  ovunque sono appese foto di personaggi famosi venuti a mangiare nel locale che hanno voluto immortalare la loro immagine con quella di Sonia, la proprietaria, per lasciare un ricordo piacevole.

Per spezzare la monotonia del giallo ogni tanto ci sono appese delle lanterne cinesi in stoffa rossa.
Anche i tavoli riprendono il rosso delle lanterne nella sotto tovaglia scura con ricami floreali tono su tono. La tovaglia superiore è chiara, con gli stessi ricami. I tavoli e le sedie sono in legno scuro e la seduta è molto comoda, c'è il giusto spazio tra i tavoli che ti permette di avere un po' di privacy.
Al tavolo non ci sono le bacchete ma delle classiche posate, se volete bisogna chiederle, sono quelle di plastica, più igieniche e riciclabili, perché possono essere lavate al contrario delle usa e getta in legno che in molti ristoranti ti vengono servite usate e poi lavate.






Dal menù ci si accorge subito che questo è un ristorante cinese diverso da quelli soliti, ci sono piatti che non avevo mai visto ne sentito ed insieme al menu c'è sempre il menù con i piatti di stagione e con gli speciali del giorno.
Qui ci vorrebbe un mese per provare tutti i piatti presenti, conviene cominciare facendosi suggerire qualcosa dal cameriere.
Sono tutti orientali ma parlano molto bene l'italiano e sono capaci a dare consigli e spiegare i piatti.
Prendiamo i ravioli cinesi freschi, sono una variante di quelli classici ma non sono fritti. Avvolti in una sfoglia sottile e delicata ci vengono serviti con tre salse tipiche, una piccante, una scura che non conosco ed una agrodolce. Sembrano fatte in casa, si sente la differenza con quelle solite degli altri ristoranti.


I ravioli sono davvero buoni, le verdure all'interno sono croccanti e si sente che sono fresche, sono ottimi accompagnati con la salsa agrodolce ma anche senza nessuna salsa, ricordano quelli vietnamiti ma sono meno umidi.






Tra le specialità peschiamo i ravioli con amaranto e pollo, sono tra i piatti di stagione e ci lasciano veramente sorpresi per il gusto. Il colore della sfoglia è rosato, il gusto è fresco e si sente il gusto della verdura ed un'aroma che prima non avevo mai provato che potrebbe essere dato dall'amaranto.



Anche quelli classici di carne alla piastra sono molto buoni e come gli altri sono tutti fatti in casa, per una volta mordendoli non vedrete schizzare fuori l'acqua residua di quelli scongelati.
Per primo Simona sceglie di provare un classico, le fettuccine alla piastra. In realtà sono molto simili a quelle degli altri ristoranti cinesi, tranne il fatto che sono meno condite, c'è poco sale e non si sente il sapore delle verdure fresche. Non si sente il sapore del glutammato che di solito è presente in grande quantità nei piatti dei ristoranti cinesi.




Prima di provare l'altro primo, decido di fare un salto al bagno e scopro una sala fantastica, dove al posto delle fotografie di personaggi famosi, sulle pareti è evidente la nostalgia per la patria ed il regime comunista. Ci saranno appesi un centinaio di calendari di stato con il volto di Mao Tse Tung e sulla parete in fondo c'è una specie di altare con un quadro rosso con gli ideogrammi dorati ed una statua d'oro di un personaggio che non conosco.


Il corridoio del bagno invece mostra tante piccole salette private che si possono prenotare per delle cene di gruppo, anche di lavoro dove non si vuole essere disturbati.
Il gusto degli spaghetti alla pechinese è molto particolare e delicato, si sente l'aglio ma non tanto da disturbare, il resto è un lievissimo agrodolce aromatico con piccoli pezzetti di vera carne bianca. La porzione è enorme, va bene anche per due persone ma riusciamo comunque  a finirla
La proprietaria, ormai conosciuta da tutti come Sonia è una persona squisita e molto socievole, conosce tutti i clienti e parla con tutti, passa tra i tavoli ed intrattiene tutta la sala mettendo tutti a proprio agio. Ormai è un personaggio famoso, viste le molteplici volte che è stata intervistata dalla TV, le guide culinarie e da molti giornalisti ma questo non le impedisce di restare sempre gentile ed amichevole.




Dopo i primi siamo sazi ma voglio provare ancora qualcosina, così mi faccio consigliare dal cameriere un maiale alla pechinese che è davvero lodevole. Viene servito in un vassoio con delle sfoglie di raviolo e le verdure tagliate a striscioline. Da solo devo prepararmi degli involtini usando le verdure e la carne cremosa. Davvero un ottimo piatto saporito e divertente da mangiare.




Tra le verdure di stagione c'è una certa verdura cuore vuoto, la ordiniamo per pura curiosità e scopriamo una verdura mai vista prima, ha il sapore che è un misto tra spinaci e cicoria ma ha gli steli cavi. Non avevo mai visto ne provato fino ad ora una cosa simile ed è un peccato che non si trovi nei supermercati. Ha un gusto intenso ed interessante e poi è una verdura, non fa ingrassare.




Non potevamo andar via senza provare un dolce, quello che chiamano il bacio cinese, o qualcuno il dolce a coniglietto. Ne scegliamo la versione ripiena di soia gialla. E' un dolce davvero delicato, tenero fuori e caldo dentro, non è troppo dolce e per questo mi piace ancora di più. Viene accompagnato con la grappa cinese alle prugne, molto gustosa e delicata.


Dopo due caffè chiediamo il conto che è di 55€, poco più dei normali ristoranti cinesi ma la qualità è nettamente superiore, i piatti sono diversi e la soddisfazione provata unica. Ringraziamo Sonia promettendole di tornare presto a provare qualche altro piatto speciale.


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lunedì 9 maggio 2016

Kiko sushi bar, un altro vero ristorante giapponese a Roma

Abbiamo deciso finalmente di provare il sushi di Kiko sushi bar in piazzale del Verano 90/91 a Roma.
Da fuori non ci sono cartelli ne insegne vistose ma solo una porta scura con la scritta Kiko che mette anche in dubbio il fatto che il locale possa essere aperto.
Entrando nel locale ho avuto subito una strana sensazione come di trovarmi in un ambiente chiuso un piccolo mondo riservato al di fuori dei comuni ristoranti. Non sembrava il classico locale che cerca di imitare i ristoranti tipici giapponesi ma più locale ispirato all'eleganza e la semplicità.
L'enorme bancone che avvolge la zona dei cuochi di sushi è scuro, scarno e semplice, anche l'illuminazione nel locale è soffusa e si diffonde solamente nei punti strategici dove ci sono i tavoli.

Le cameriere sono vestite in maniera elegante e sono molto garbate e formali nei modi, ci chiedono se preferiamo un tavolo ma decidiamo di fermarci al bancone, perché osservare il cuoco che prepara il sushi e te lo serve è uno dei piaceri dei ristoranti giapponesi.


Il cuoco di questo ristorante è molto famoso, ha lavorato per anni all'estero per poi dedicarsi alla riscoperta di una cucina tradizionale, non parla molto ed è concentrato nel suo lavoro cercando di rendere ogni gesto sempre più perfetto.
Taglia il pesce con estrema perizia e lo dispone delicatamente per poi adagiarlo con sui vassoi di portata.

Certo il prezzo del sushi alla carta non è economico ma scegliendo i menù, si riesce a non spendere troppo.
Decidiamo di prendere quelli con il sushi e di aggiungere a parte una tenpura di verdure.
Da bere prendiamo solo acqua, sono in moto e non voglio rischiare, anche perché le birre giapponesi che portano in Italia non è che mi facciano impazzire.
Ci servono subito dei fagioli Edamame ed una Zuppa di Miso, i fagioli sono un ottimo snack e sarebbero perfetti Per accompagnare una birra.
Provo la zuppa che mi sembra buona, delicata e saporita credo abbiano usato del mito bianco ed un tofu molto morbido e neutro.
Finalmente il cuoco ci passa i vassoi con il nostro sushi non mi ero nemmeno accorto che le stesse preparando sono dei piatti di ceramica verde molto belli ed il pesce sul sushi a dei colori vividi e brillanti.
Osservo subito il taglio che non è quello classico, il pesce è tagliato più spesso in una specie di parallelepipedi quasi regolari.

Decido di cominciare dal gambero che di solito è quello che ha meno sapore ma appena lo metto in bocca sento subito qualcosa di strano, la consistenza è leggermente croccante ed il gusto esplode portando i miei ricordi al sapore del sushi che mangiavo in Giappone.
C'è qualcosa che lo ricorda maledettamente, perciò sento subito il bisogno di avvisare la sensei Azusa Saito (la mia insegnante di giapponese), che tanto aveva insistito nel raccomandarmi questo ristorante, così le mando un messaggio di ringraziamento.
Guardando Simona, senza neanche chiederlo riesco a capire dai suoi occhi che è contenta almeno quanto me, abbiamo appena trovato un altro vero ristorante giapponese a Roma, dove il sushi ha il sapore che dovrebbe avere.
Comincio ad infilare in bocca tutti i nigiri, sorprendendomi di volta in volta per il gusto.
C'è un'attenta scelta del pesce che si sente nel gusto e che ti sorprende ad ogni morso.
Per ultimo lascio quello di tonno, dal colore chiaro e le venature di grasso che tanto mi ricordano l'otoro, la migliore e più gustosa qualità di tonno che si possa trovare nel sushi.
È una goduria di sapori perfettamente equilibrati che mi mettono in pace con il mondo.

Quando finisco anche il nigiri di tonno mi sento appagato e non mi resta che mangiare la tenpura di verdure che ci è appena stata servita ancora bollente.
E' un ottima frittura, chiara e croccante, i pezzi di verdura sono grandi e non molto cotti, si riesce a sentire il sapore e la consistenza non molle.
Non riusciamo a contenerci e li mangiamo ancora bollenti, ustionandoci un bel po' la bocca.
Dopo averla finita siamo anche sazi ma la mia ingordigia non mi consente di finirla così, devo provare altro sushi, non posso perdere l' occasione di mangiarne di così buono a Roma.
Decido di ordinare uno dei miei preferiti, il nigiri con polpa di ricci.
Chiaramente non posso aspettarmi un fresco ma il sapore è molto simile, anche se c'è una nota amarognola che credo sia data dalla scongelatura.

Per concludere in bellezza decido di ordinare un rotolo di sushi con tonno piccante, per queste preparazioni meno tradizionali ci pensa il cuoco in seconda, un ragazzo italo giapponese di nome Andrea, molto simpatico e disponibile.
Neanche il suo sushi ci delude è gustoso ed abbastanza piccante, si sente il sapore del tonno rosso che è presente in quantità generosa e non si nasconde dietro il piccante come spesso accade.
Felici di questa esperienza gastronomica e sociale decidiamo di chiedere il conto, paghiamo sui 66€ in due, non troppo per un ristorante giapponese a Roma ma prima di andare ci fermiamo a conoscere anche il proprietario.
Cominciamo spiegandogli come abbiamo scoperto il ristorante e finiamo a parlare di cene a casa, preparazione del sushi per gli ospiti, dei nostri viaggi in Giappone e della nostra passione per la cultura giapponese.
Se non conoscete ancora questo ristorante, il mio consiglio è di andarlo a provare quanto prima e ricordate di salutarci proprietario e cuochi e di venirci poi a dire che cosa ne pensate.

domenica 10 aprile 2016

Me te magno a Foligno, ben oltre la trattoria

Nella ricerca disperata di un ristorante non troppo costoso ma soddisfacente i piaceri del palato, siamo capitati in un posto che se avessimo dovuto giudicare dal nome, “Me te Mango” o dalle insegne molto colorate e poco accattivanti, non avremmo mai provato.

Quella che dal nome poteva sembrare la più becera e turistica delle trattorie romane di Foligno, si è rivelata un ristorante dall'animo elegante e la raffinatezza nella cucina. 
Il locale è carino ed elegante, piccolo e dall'arredamento moderno, i tavoli quadrati neri, le sedie rivestite in ecopelle bianca, le pareti con l'alternarsi di viola intenso e grigio antracite, le luci soffuse ed un'atmosfera davvero gradevole.

Anche la scelta delle posate ed i bicchieri rispecchia una certa eleganza e ricercatezza dell'estetica, tanto da rendere arduo l'accostamento con il nome da osteria.


Le specialità nel menù sono tante, dai piatti più comuni della cucina italiana e romana a piatti più ricercati con ingredienti particolari, in più, c’era l'aggiunta dei piatti del giorno che completavano la scelta. Tutto accompagnato da vini locali o da alcune etichette famose provenienti da tutta italia.


Abbiamo cominciato con una porzione di parmigiana di melanzane, un ottimo antipasto anche da dividere per due persone. A parte l'eleganza del piatto e la cura nella presentazione, il gusto è ottimo, il pomodoro fresco e saporito, il formaggio delicato, si sentono il gusto della melanzana e l'aroma del basilico fresco, la frittura delle melanzane si percepisce appena, come una nota di gusto in più.
Un piatto davvero ben riuscito, che ci ha conquistato.

Per accompagnare il pasto, trovandoci in zona umbra, abbiamo scelto un Sagrantino della cantina Antonelli, da noi già conosciuta per i nostri viaggi nella zona di Montefalco. Un vino corposo, aromatico e con una nota dolciastra leggerissima che si sposta bene con piatti di terra, sughi e carni.


Come primo, Simona si è fatta tentare dagli umbricelli con il baccalà e le prugne. Un piatto molto particolare per il gusto dolciastro delle prugne e la delicatezza del baccalà. La pasta qui è fatta a mano e si sente, gli umbricelli sono ottimi e cotti al punto giusto, si sposano bene con questo gusto delicato del piatto.


Io ho scelto un sapore più deciso prendendo dei maccaroncelli con bottarga e carciofi, Un connubio davvero interessante, i carciofi donano un retrogusto dolce ed un sapore delicato che si perde nel salato della bottarga. Un ottimo contrasto che viene completato da una pasta davvero indovinata, ruvida e gustosa.

Ho messo gli occhi sull’agnello alla brace ma la cameriera mi ha detto che hanno appena preparato uno stufato di cervo ed non posso farmelo scappare, così ne ordino subito una porzione, mentre Simona si fa tentare dal più classico dei maialini da latte.


Lo stufato è buono, non molto elaborato nel sugo, lascia spazio al sapore della carne che si sfibra sotto i colpi della forchetta, per poi sciogliersi nella bocca ed esplodere tutto il suo gusto, la quantità è davvero generosa e faccio fatica a finirlo.


Il maialino è fantastico, molto tenero e conserva ancora tutti i suoi succhi, la parte più grassa si scioglie in bocca inebriando tutte le papille gustative ma è cosi tanto che non riesco ad aiutare Simona a finirlo.

Dopo questi due secondi, siamo così pieni da evitare il dessert, prendiamo solo due caffè e decidiamo di tornare in città a fare due passi.

Il conto è di 60€ in due, non troppo considerando la qualità del cibo e le quantità, peccato che non abbiano puntando su un nome un po’ più elegante.

sabato 30 gennaio 2016

Fast Food 100gr su via di Boccea


 
Sulla via di Boccea a poca distanza dall'uscita del raccordo, hanno aperto un fastfood molto interessante, si chiama 100gr e siamo andati subito a provarlo.Fuori dal locale c'è un ampio parcheggio, ed un supermercato discount che può tornare utile se avete anche da fare la spesa.
Il locale è orientato ad un tipo di gastronomia veloce, con formule menu tipiche dei fastfood moderni ma con l'aggiunta di un vastissima scelta di pizze al taglio sempre calde.



L'ambiente è moderno e molto alla mano, le pareti sono scure, i tavoli essenziali e ben distanziati l'uno dall'altro, la sala è ambia e la veranda in plastica crea un piacevole microclima specialmente quando da fuori filtra la piacevole luce del sole.
Nonostante sia una gastronomia fastfood c'è il servizio ai tavoli che è molto piacevole per chi ama sedersi ed aspettare invece che andare in giro con i vassoi.
Il signore che serve ai tavoli recita a memoria il menu del giorno ed è molto simpatico, vi guida nella scelta delle cose da mangiare senza farvi annoiare.




Per cominciare prendiamo un pezzo di pizza con le puntarelle, qui un campione italiano di pizza in teglia, quindi nonostante la nostra decisione di mangiare un primo piatto dobbiamo assaggiare la pizza.
In effetti è buonissima, croccante alla base ma dall'impasto morbido e ben aerato, sembra quasi di non sentirla arrivare nello stomaco.
Le puntarelle sono saporite e ben equilibrate con le acciughe e una specie di formaggio cremoso che ne esalta il sapore. 




Ordiniamo due primi e due contorni, scegliendo i menu base e ci vengono serviti  rapidamente, nonostante l'affollamento domenicale.



L'aglio olio e peperoncino scelta da Simona è molto buona, impreziosita nel gusto da una dose generosa di prezzemolo e da uno spaghetto a sezione quadrata, che trattiene bene il sugo e che è stato cotto perfettamente al dente.



Io, ho scelto invece una penna all’arrabbiata, anche questa, al dente ma fin troppo arrabbiata, tanto da farmi lacrimare durante l'impresa di mangiarla tutta fino all'ultimo.
Per non sprecarne il sugo, ci facciamo portare un cestino di pane che è ottimo e croccante, probabilmente viene fatto anche questo dal campione di pizza.
Per contorno abbiamo preso dei classici romani, broccoletti ripassati e cicoria ripassata, sono entrambi gustosi e molto saporiti, si sente che non si sono limitati a lessarli e poi riempirli di olio come fanno spesso in molti locali.
Per completare chiediamo i caffè che sono inclusi nei menu con il primo e paghiamo direttamente alla cassa il conto di 16,40€, ottimo per un pranzo veloce anche soddisfacente.


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